Vino in Musica: intervista a Jimmy Cloves

Si aggira tra il pubblico con un bicchiere di vino rosso in mano, potrebbe confondersi tra gli avventori del locale se non fosse per la sospetta popolarità di cui gode: molti si avvicinano; non per un autografo, ma per un saluto, un abbraccio e per scambiare due parole.

Praticamente tutti lo conoscono di persona: Emiliano Traversini, in arte Jimmy Cloves è una figura onnipresente della scena indie italiana. L’ho raggiunto a Milano prima del suo show al cineteatro Arrigotti per scambiare quattro chiacchiere. Presenta il suo nuovo album “If I forget thee” edito da Patch Records, etichetta cult dell’indie statunitense. Sarà lui Sabato 4 luglio ad emozionarci con il suo cantautorato folk chiudendo la rassegna “Vino in Musica” alla Cantina Paolo Bianchi di Zola Predosa (BO).

Locandina rassegna "Vino in musica": Jimmy Cloves in concerto
Sabato 4 Luglio Jimmy Cloves alla Cantina Paolo Bianchi

Ciao Emiliano, grazie per avermi incontrato, cosa stai bevendo?
Un Valpollicella classico superiore del 2011, vuoi? [Chiede un bicchiere al bancone e me lo porge NdR]. Davanti ad un bicchiere si ragiona meglio, no?

Grazie [accetto il bicchiere e assaggio]. Buono, sei un intenditore a quanto pare. Qual è il tuo rapporto con il vino e come influisce sulla tua musica?
Il mio rapporto con il vino? Ottimo! [ride NdR]. Scherzi a parte, sono da sempre un appassionato di vini, pensa che prima di iniziare a suonare come Jimmy Cloves ho seguito dei corsi da sommellier della FISAR [Federazione Italiana Sommellier Albergatori Ristoratori NdR].

Il cantautore Jimmy Cloves con il banjo
Jimmy Cloves suona il suo banjo

E poi cos’è successo?
Ai primi concerti se ne sono aggiunti altri, e poi altri ancora, ho scelto la musica, senza abbandonare la mia passione per l’enologia. Il vino per me è un compagno: mi rilassa, mi distende. Amo berlo in allegria con amici, sorseggiare un bicchiere prima o durante un concerto, tra una canzone e l’altra. Il palato raffinato mi è rimasto però, il vino deve essere buono! [ride NdR].

E qui arriviamo al nocciolo, parlami di Jimmy Cloves: chi è, cosa fa, come è nato?
Ho iniziato da molto giovane scrivendo poesie in inglese, forse per nascondermi un po’, per non espormi troppo. Poi è venuta la musica: una chitarra strimpellata e la fisarmonica. Perché quindi non unire musica e poesia? Così è nato Jimmy Cloves, pseudonimo di nuovo per timidezza, forse.

Beh non si può dire che sei un timido, macini un concerto dietro l’altro.
No no, lo sono, giuro, ma quando salgo sul palco è diverso, entro nel personaggio e la musica mi fa da barriera protettiva. È iniziato tutto tre anni fa ad una festa tra amici, attorno ad un fuoco: per la prima volta ho fatto sentire le mie canzoni a qualcuno. Una cosa tira l’altra: l’anno dopo è arrivato il primo disco, autoprodotto, e ora quello che presenterò stasera uscito per Patch Records.

un particolare della chitarra di Jimmy Cloves
Un particolare della chitarra di Jimmy Cloves

Ho letto in anteprima alcuni dei nuovi testi. Come nascono le tue canzoni e di cosa parlano?
Parto sempre dalle parole e poi cerco di metterle in musica. Lo so è un procedimento strano ma che volete, sono fatto così. Pochi accordi mi bastano, l’importante è trovare quelli giusti. Insomma è una scusa, diciamo che non so suonare! [Ride NdR]. Nei miei album spesso per la parte strumentale mi aiutano degli amici: artisti che ho conosciuto in tour e con cui è scattata subito l’intesa. I testi parlano di me, delle mie disavventure amorose, delle persone che incontro. Racconto storie che hanno il bisogno di essere raccontate.

E invece la collaborazione con l’etichetta americana? Questo è stato un bel colpo.
È successo lo scorso anno durante il mio tour di supporto ai Komodo Dreams negli States, sono miei grandi amici e mi hanno tirato in mezzo. È stato tutto molto punk: niente cachet, solo le spese di viaggio pagate, niente hotel ma dormivo a casa di chi aveva organizzato la data. Venti concerti in venticinque giorni: è stato grandioso e ho conosciuto tanti amici, anche se spesso capitava di dormire su un materassino a terra.

I Komodo Dreams durante il tour con Jimmy Cloves
I Komodo Dreams durante il tour con Jimmy Cloves

Questo vuol dire farsi le ossa. Ora dimmi che un produttore ti ha avvicinato e ti ha proposto un contratto e me ne vado.
[Mi da la mano e saluta ridendo NdR] È andata proprio così: ad Atlanta dopo il mio concerto durante il soundcheck dei Komodo arriva questo tizio stralunato. Mi dice: il tuo inglese fa un po’ schifo ma le tue canzoni mi piacciono, ho una piccola etichetta, ti va di fare un disco insieme? Io ci rimango, chiacchieriamo per un’ora davanti ad un bicchiere di vino. L’avevamo recuperato in un wine store, non te lo raccomando. Va beh, solo prima di salutarci mi dice che è il boss della Patch Records. E così eccoci qui.

Ora è veramente tutto Emiliano, grazie per la chiacchierata e per il bicchiere naturalmente, ora mi godo il concerto. Ci vediamo presto alla Cantina Paolo Bianchi.
Grazie a te Marco. Cheers!

Non dimenticarti l'appuntamento con il suo live inebriante a Vino in musica:

Sabato 4 Luglio, ore 21
JIMMY CLOVES
Cantina Paolo Bianchi
Via Colle Verde 23 - Zola Perdosa (Bologna)
ingresso gratuito

Tutti i nomi di luoghi, persone e band all'interno dell'articolo sono di fantasia. Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Questo blog e tutti i contenuti al suo interno sono stati creati a titolo didattico, come parte di un evento denominato #BatRo15 ovvero la Battaglia dei Blogger organizzata da SQcuola di blog Apre in una nuova finestra ed i suoi partner.

  Articolo rivolto ad un target: Giovani, come da brief del cliente.

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